giovedì 18 dicembre 2014

L´Allegoria della Pittura di Vermeer


Jan Vermeer, L´Allegoria della Pittura,1666-1668,
olio su tela,120x100 cm,Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Per Vermeer questo dipinto doveva avere un significato particolare perché lo tenne con sé fino alla fine dei suoi giorni.
Allegoria della pittura non vuole rappresentare solo un pittore concentrato sul proprio lavoro, ma glorificare l´arte della pittura. La giovane donna con una corona di alloro e un libro nella mano sinistra potrebbe essere Clio, la musa della storia la cui tromba annuncia la gloria del pittore. Sul tavolo davanti a Clio si intravede una maschera in gesso che simboleggia l´imitazione artistica. Clio e la maschera vengono citati nell´Iconologia di Cesare Ripa, un´enciclopedia delle figure allegoriche conosciuta da molti artisti del XVII sec. e tradotta in olandese nel 1644. 
Il pittore ci mostra come doveva lavorare Vermeer e cioè seduto davanti al cavalletto con un bastone poggiapolso (all´estremità del bastone si nota un rivestimento in stoffa usato per non danneggiare il dipinto).
La pesante tenda scostata sulla sinistra, elemento che si ritrova in molti dipinti di pittori olandesi,  suggerisce allo spettatore l´idea di essere partecipe di un momento di grande intimità. La percezione della profondità è data invece dal pavimento piastrellato e dalle travi del soffitto.  
Vermeer, per ricordare la tanto agognata indipendenza delle Province Unite dei Paesi Bassi, dipinge sullo sfondo una cartina databile intorno al 1636, in cui si riconoscono le Province Unite del nord (vicino alla piega centrale al centro) e le province del sud che corrispondono all´incirca all´odierno Belgio (a sinistra). (1)

Anche Vermeer, come molti altri pittori, dovette aspettare a lungo prima di diventare famoso. Di lui rimangono poche opere (35 dipinti) e solo intorno al 1860, grazie allo scrittore Théophile Thoré, venne riscoperta la sua arte. 

(1) Dopo le durissime lotte tra cattolici e protestanti Filippo III, con la tregua di Anversa (1609), riconobbe l´indipendenza delle Province Unite settentrionali. L´indipendenza venne definitivamente sancita nel 1648 con la fine della guerra dei Trent´anni e con la pace di Westfalia.

martedì 16 dicembre 2014

Perchè rivolgersi a università americane? Il progetto The Hidden Treasure of Rome

Ostia, Portici lungo il tratto nord del cardine massimo

Il 10 novembre il comune di Roma ha sottoscritto un protocollo d´intesa per l´estensione a tutto il Gruppo Enel del progetto "The Hidden Treasure of Rome" (il tesoro nascosto di Roma). In cosa consiste questo progetto? Il comune di Roma vuole rilanciare la sua immagine attraverso le sue bellezze storico - artistiche. Bene. L´idea però non è quella di far lavorare personale specializzato in loco ma di portare all´estero "oggetti archeologici inediti" che riposano nell´Antiquarium dei Musei Capitolini. Centinaia di reperti verranno studiati e catalogati nei musei e nelle università tra le più prestigiose del Nord America e di altri Paesi nel mondo. Tralasciando i rischi a cui gli oggetti vengono sottoposti durante il trasporto, la prima domanda che mi sorge spontanea è: per quale motivo non ci rivolgiamo alle nostre università, ai nostri storici dell´arte e ai nostri archeologi? Ovviamente una delle risposte potrebbe essere: non ci sono i fondi. Caso vuole che proprio ieri (15 dicembre 2014) il presidente del consiglio Matteo Renzi abbia candidato Roma e l´Italia alle Olimpiadi del 2024. Solo per la candidatura occorrono circa dieci di milioni di euro.
Dato che sono reperti che risalgono a tutte le epoche della storia di Roma,  avrebbe più senso studiarli e catalogarli sul posto senza decontestualizzarli, magari avvalendosi della collaborazione di università straniere. Inoltre, mentre si lavora alla parte scientifica un altro gruppo di persone specializzate potrebbe dedicarsi allo sviluppo e progettazione di nuovi spazi espositivi.
Dietro all´aeroporto di Fiumicino, ad esempio, c´è il Museo delle navi romane, ovviamente chiuso dal 2002 (Report 05.05.2013) per lavori. Si potrebbe riaprire il museo e organizzare con quei reperti mostre per i viaggiatori che devono aspettare le coincidenze dei voli. A dieci minuti di macchina dall´aeroporto ci sono anche le rovine di Ostia antica. Sarebbe lungimirante organizzare una bella mostra, anche permanente, e permettere a romani, turisti e passeggeri di raggiungerla senza troppa fatica. Progetti di questo tipo sarebbero di lungo respiro, promuoverebbero lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica, tutelerebbero il patrimonio dell´Italia e potrebbero dare lavoro a diverse categorie di persone. Basta avere come punto di riferimento l´Art. 9 della nostra Costituzione.


mercoledì 10 dicembre 2014

Combinazione in grigio e nero n°1 detto anche Ritratto della madre dell'artista. Whistler e la musicalità nella pittura

James Whistler è un pittore americano ma trascorre gran parte della sua vita a Parigi e a Londra. A Parigi entra in contatto con Latour, Courbet, Degas, Manet e Baudelaire,  a Londra invece stringe amicizia con il pittore preraffaellita Dante Gabriel Rossetti. 

James Abbott McNeill Whistler, Combinazione in grigio e nero n°1
detto anche Ritratto della madre dell'artista, olio su tela,
144,3x163 cm, Musée D´Orsay, Parigi

Nel 1871 Whistler dipinge un ritratto di sua madre psicologicamente molto intenso. Nel "Ritratto della madre dell´artista" il profilo della donna è severo, i suoi capelli grigi sono raccolti ordinatamente sotto una cuffia bianca e il vestito che porta è talmente scuro che solo con difficoltà si riescono a scorgere delle pieghe. L´abito scuro mette in risalto le mani pallide che, posate sul grembo, stringono un fazzoletto di pizzo bianco. Attraverso uno sguardo attento si nota il giallo oro della fede nuziale, l´unico piccolo punto di colore brillante.

Particolare dell´anello
Le linee della composizione sono prevalentemente verticali e orizzontali, mentre per quanto riguarda i colori, l´artista si avvale di diverse gradazioni di grigio e nero.
Whistler dava ai suoi quadri sottotitoli musicali perché voleva mettere in risalto la prevalenza del ritmo di forme e colori rispetto al soggetto rappresentato. Anche in questo dipinto il ritmo è dato dall´alternanza delle linee dritte rispetto a quelle curve del profilo della madre e la successione delle zone bianche e scure ricorda l´avvicendamento dei toni alti e bassi di un brano musicale.

Il quadro viene esposto per la prima volta nel 1872 alla Royal Academy di Londra e solo in pochi ne colsero l´originalità. All´inizio il dipinto viene addirittura rifiutato dalla giuria e solo in un secondo tempo, grazie all´appoggio di William Boxall, direttore della National Gallery di Londra,  accolto ed esposto. Nel 1889 l´opera viene acquistata dallo Stato francese e oggi è esposta al Musée D´Orsay di Parigi.   
  
Bibliografia: Opera commentata nel Musée d´Orsay - Combinazione in grigio e nero n°1 detto anche Ritratto della madre dell'artista-.

sabato 29 novembre 2014

La valorosa Téméraire di William Turner

William Turner, La valorosa Temeraire, 1839, olio su tela, 90,7x121,6 cm,
National Gallery, Londra.

Q: "Dá sempre una certa malinconia. Una grandiosa nave da guerra trainata ingloriosamente alla demolizione. L´ineluttabilità del tempo, ti pare? Tu cosa vedi?"
James Bond: "Tanta acqua e una barca."
(Skyfall: Bond incontra Q alla National Gallery davanti alla Temeraire).

"La valorosa Téméraire" è un quadro del pittore inglese William Turner dipinto nel 1839 e conservato alla National Gallery di Londra.
La Téméraire era stata la nave che, con 98 cannoni su tre ponti, aveva dato un contributo decisivo alla vittoria della flotta inglese durante la battaglia di Trafalgar. Questa battaglia navale si svolse il 21 ottobre del 1805 al largo delle coste spagnole e vide l´affermazione della flotta inglese su quella franco-spagnola.
Il dipinto di Turner mostra l´ultimo viaggio della Téméraire mentre viene trainata lungo il Tamigi per essere demolita.

Quando Turner presentò il suo quadro, ricorse alle parole del poeta Thomas Campbell per poter esprimere al meglio la fine imminente dell´"impavida" nave:

"The flag which braved the battle and the breeze, no longer owns her
(la bandiera che ha sfidato la battaglia e la brezza, non le appartiene più). 

Al posto della Union Jack (la bandiera del Regno Unito) ha trovato posto una bandiera bianca -il colore della resa- che sventola sull´albero maestro del rimorchiatore. 

La composizione del dipinto è equilibrata, gli effetti della luce studiati: la nave è immersa nella luce del tramonto, un tributo al suo passato eroico e contemporaneamente allusione alla fine di un´era. L´effetto drammatico è sottolineato dai contorni sfumati, la Téméraire stessa, in giallo e oro, sembra quasi una nave fantasma. L´imbarcazione è in procinto di scomparire dietro alla solida e minacciosa forma scura del rimorchiatore a vapore, che la sta trascinando verso il suo inesorabile destino. Questo quadro, che dà forma a sentimenti malinconici circa l´ineluttabilità del tempo, è una delle opere più amate dagli inglesi.


Bibliografia: The Fighting Temeraire alla National Gallery.

sabato 22 novembre 2014

Jan van Huysum, il maestro dei fiori e dei frutti

Jan van Huysum nasce a Amsterdam il 15 aprile del 1682 e si specializza nella realizzazione di pitture che hanno per tema i fiori e la frutta. Sembra che il pittore fosse estremamente geloso della sua arte tanto da vietare a chiunque, compresi i suoi fratelli, di entrare nel suo studio per paura che questi capissero in che modo applicava i colori e imitassero la sua tecnica.
Jan van Huysum, Natura morta con fiori e frutti,
1715 ca., olio su tavola, 78,7x61,3 cm,
National Gallery of Art, Washington
Nel dipinto "Natura morta con fiori e frutti"  del 1715 ca., conservato alla National Gallery of Art di Washington, i fiori abbandonano la mera funzione decorativa per diventare veri e propri protagonisti del quadro. La varietà dei colori si intreccia al ritmo vivace delle linee e ogni singolo fiore, ogni singola foglia è un capolavoro di precisione. Anche se Huysum studiava rigorosamente i suoi soggetti dal vero (buona parte dell´estate la trascorreva a Haarlem, uno dei maggiori centri di orticoltura del suo tempo) quello che vediamo è un trionfo di fantasia, che riunisce magistralmente fiori e frutti di stagioni diverse.  




Huysum dipinge i tulipani, giunti nel XVI sec. nei Paesi Bassi dall´Impero Ottomano, che per la loro rarità e bellezza venivano considerati uno status symbol. Le rose selvatiche, che fioriscono più tardi rispetto ai tulipani, potevano vantare una lunga tradizione nell´arte come riferimento a Maria, rosa senza spine. Anche il garofano, che poggia solitario sulla mensola in primo piano, veniva tradizionalmente associato all´amore, al fidanzamento e al matrimonio. 
I piccoli insetti sui fiori e sui frutti sottolineano non solo la maestria dell´artista nella rappresentazione delle diverse superfici, ma possono anche essere interpretati come un simbolo della fugacità della vita. La bravura dell´artista si rivela anche nel modo con cui riesce a sottolineare il contrasto tra forme, colori e superfici, come dimostra la farfalla (simbolo di rinascita) che svolazza vicino all´elegante e delicata rosa.
All´inizio della sua carriera Huysum prediligeva, come la maggior parte dei pittori olandesi, sfondi scuri per mettere meglio in evidenza la varietà cromatica dei fiori. Dagli anni Venti del 1700 i suoi dipinti divennero più "ariosi" e cominciò a dipingere anche su sfondi più chiari, sottolineando così il passaggio dalla pittura scura del barocco a quella più luminosa del rococò. 









Bibliografia:  Online collection of the National Gallery of Art, Washington; Janes Hosack Karen/Chilvers Iain/Zaczek Ian, Meisterwerke, Weltberühmte Gemälde im Detail, London, 2011. 

martedì 18 novembre 2014

Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich

Caspar David Friedrich,Viandante sul mare di nebbia, 1818 ca.,
  olio su tela, 94,8x 74,8 cm,Hamburger Kunsthalle, Amburgo


"Chiudi l´occhio del corpo, affinché tu possa prima vedere la tua opera con l´occhio dell´anima. 
Poi rivela quello che hai visto nel buio in modo che possa riverberarsi sugli altri dall´esterno verso l´interno."

[Caspar David Friedrich]




Friedrich, uno dei più importanti rappresentati del romanticismo tedesco, nasce a Greifswald il 5 settembre del 1774, e nella città sulle rive del Mar Baltico riceve un´educazione strettamente protestante.
La precoce morte della madre, di un fratello e di due sorelle lo condizionano per tutta la vita e sono alla base della malinconia che pervade un po´tutti i suoi dipinti. Dopo aver frequentato l´Accademia d´Arte di Copenaghen si trasferisce a Dresda dove entra in contatto con la letteratura e la filosofia romantica. Solo nel 1807 comincia a dipingere a olio rappresentando paesaggi con forti connotazioni simboliche e religiose.
Il "Viandante sul mare di nebbia", dipinto intorno al 1818, rimanda all´idea dell´infinita forza e bellezza della natura tipica del Romanticismo. Dal mare di nebbia che si estende di fronte all´uomo visto di schiena svettano le cime del massiccio montuoso dell´Elbsandsteingebirge al confine tra Germania e Repubblica Ceca. L´uomo che per non farsi sopraffare dalla natura può contare solo sulle sue forze è riuscito a raggiungere la cima della montagna e guarda con posa eretta il sublime panorama (sublime è tutto ciò che suscita nell´uomo il senso della sua finitezza- Kant-). I suoi capelli vengono mossi dal vento, mentre tutto il resto del corpo sembra essere quasi immobile. Questa figura è rappresentata esattamente al centro del quadro e su di essa convergono la maggior parte delle linee del dipinto, da quella della cima rocciosa a quelle della nebbia. Inoltre salta subito agli occhi il contrasto tra lo sfondo luminoso e il primo piano scuro dell´uomo e della roccia.
Il dipinto potrebbe essere un omaggio postumo a un colonnello della fanteria sassone e l´uomo che osserva il paesaggio può essere interpretato in vari modi, o come la nostalgia dell´uomo per ciò che non può essere raggiunto o come allegoria del cammino della vita.

sabato 1 novembre 2014

The Art of Slowing Down in a Museum (l´arte di prendersi del tempo in un museo)

Traduzione dell´articolo "The Art of Slowing Down in a Museum" di Stephanie Rosenbloom pubblicato sul "The New York Times" il 9 ottobre, 2014. 

Visitatori al Louvre davanti alla Mona Lisa.Foto:WerWill
Ah, il Louvre! È sublime, storico, è...travolgente.

Entrando in qualsiasi museo d´arte - l´Hermitage, il British Museum, il Metropolitan Museum Of Art- il tipico visitatore afferra una mappa e passa le due ore successive sfrecciando da un capolavoro all´altro, combattendo contro la folla, la stanchezza e la fame (senza però rinunciare ad un selfie). Che cosa potrebbe succedere se decidessimo di prenderci un po´di tempo? Cosa potrebbe succedere se decidessimo di trascorrere più tempo con un dipinto che ci attira piuttosto che un dipinto che pensavamo di dover veder assolutamente? 
Artemide con cerva detta "Diana di Versailles",
prima 1/2 del II sec. d.C., Louvre
La maggior parte delle persone vuol godersi un museo, non conquistarlo. Tuttavia, secondo alcune ricerche scientifiche fatte in ambito museale, il visitatore medio spende dai 15 ai 30 secondi di tempo davanti ad un´opera d´arte. Il ritmo incalzante della vita nell´era di Instagram lo fa sembrare ciò normale. Ma che tipo di visitatore è una persona con una lunga lista di cose da fare? E se si snobbasse la Venere di Milo per soffermarsi a guardare una signora meno popolare come la Diana di Versailles? "Quando si va in biblioteca" dice James O. Pawelski, direttore della formazione per il Centro di Psicologia Positiva presso l´Università della Pennsylvania, "non si cammina lungo gli scaffali guardando le costole dei libri e contemporaneamente si twitta agli amici: ´oggi ho letto 100 libri!`". Eppure è quello che essenzialmente le persone sperimentano in un museo. "La quantità di arte è pari alla quantità di costole di libri che vedono", sostiene Pawelski, che studia anche le connessioni tra la psicologia positiva e le discipline umanistiche. "Non si può realmente vedere un dipinto mentre si sta camminando".
Naturalmente non esiste un modo giusto di vivere un museo. Ci sono persone che amano muoversi rapidamente o amano scattare foto di capolavori. Ma alcuni psicologi e i filosofi come il prof. Pawelski sostengono che se si sceglie di rallentare - per trovare un´opera che attira la nostra attenzione e ci prendiamo il tempo di osservarla per minuti piuttosto che per secondi - si ha maggiore probabilità di connettersi con l´arte, con la persona con cui si sta visitando il museo e forse anche con noi stessi. Perché anziché sentirsi impoveriti potrebbero emergere sentimenti piacevoli e momenti d´ispirazione. 
Barnes Foundation, Philadelphia. Foto: Smallbones
Per dimostrare questo, il prof. Pawelski ha portato i suoi studenti alla Barnes Foundation di Philadelphia, che custodisce alcuni dei più importanti dipinti impressionisti e post-impressionisti, chiedendo loro di trascorrere almeno 20 minuti davanti ad un singolo quadro che per qualche motivo li affascinava. "Venti minuti di oggi, sono tre ore di una volta" osserva. "Ma quello che succede naturalmente è che si inizi effettivamente a vedere quello che si sta guardando".
Julie Haizlip non ne era così convinta. Donna di scienza, la dottoressa Haizlip è una professoressa presso la School of Nursing e la Division of Pediatric Critical Care all´Università della Virginia. Mentre studiava all´ Università della Pennsylvania era tra gli studenti che il prof. Pawelski in un pomeriggio di marzo portò al museo. "Devo ammettere che ero un po´scettica" osservava la dott.ssa Haizlip, che non aveva mai trascorso 20 minuti guardando un´opera d´arte e che preferiva Keith Haring, Andy Warhol e Jackson Pollock a Matisse, Rousseau e Picasso, artisti che si possono vedere al Barnes.
Ogni visitatore di un museo può fare quello che il prof. Pawelski ha chiesto di fare ai suoi studenti: scegliere un´ala, cominciare a vagare un po´, annotando mentalmente quali opere ci affascinano di più e quali meno, tornando poi all´opera che ci ha più incuriosito. Se ad esempio si ha a disposizione un´ora si potrebbe "vagare" per 30 minuti per poi passare il resto del tempo a contemplare un quadro. Scegliere un´opera che entra in risonanza con noi stessi, non quella che è più famosa (a meno che questa non tocchi il tuo tasto giusto).
Alcuni musei offrono tour o giorni di "solw art"  in cui i visitatori sono incoraggiati a prendersi il loro tempo. Piuttosto che spuntare i capolavori su una lista come se fosse una caccia al tesoro, Sandra Jackson-Dumont, che supervisiona i programmi educativi al Met di New York, sostiene che un vasto museo può essere "digerito" e personalizzato quando si cercano le opere che combaciano con i propri interessi, siano essi musicali o di altra natura. 
Per trovare opere o sezioni che ci interessano si possono fare ricerche online nella collezione museale prima della visita. Oppure fermarsi al banco informazioni al momento dell´arrivo, spiegare i propri interessi a qualcuno dello staff, per esempio la musica, e chiedere suggerimenti. Se la persona non sa cosa suggerire o dice "non ce l´abbiamo", chiedete se c´è qualcun altro con cui poter parlare, consiglia la signora Jackson-Dumont, perché tutti i principali musei hanno diversi specialisti. Potreste rinunciare ad alcune opere per concentrarvi meglio su altre? Forse. Infatti, come dice il prof. Pawelski, alle volte si ottiene di più in rapporto al prezzo d´ingresso quando si decide di vedere meno.
Henri de Toulouse-Lautrec,
A Montrouge - Rosa la Rouge,
1886-87, oil on canvas, 72,3x46 cm,
Barnes Fountation, Philadelphia
Inizialmente niente al Barnes attirò l´attenzione della Dott.ssa Haizlip. Poi scoprì una bella, malinconica donna dai capelli rossi come i suoi. Era il dipinto di Toluse Lautrec di una prostituta, "A Montrouge" - Rosa La Rouge. 
"Cercavo di capire perché avesse un espressione così severa sulla faccia" racconta la Dott.ssa Haizlip. Mentre i minuti passavano si scoprì a ricostruire mentalmente la storia della donna, immaginando che si sentisse in trappola e infelice. Alle spalle Lautrec aveva dipinto una finestra. "C´è una via di fuga", pensò la Dott.ssa Haizlip. "Devi solo girarti a guardare". "In realtà stavo proiettando in quel dipinto molto di me e di quello che stava succedendo nella mia vita" ha continuato. "É finito per diventare un momento di scoperta di se stessi."
Formatasi come specialista pediatrica di terapia intensiva, la dott.ssa Haizlip era alla ricerca di qualche cambiamento senza riuscire a definirlo. Tre mesi dopo il suo incontro con il quadro cambiò lavoro accettando un posto di docente presso  l´University of Virginia School of Nursing, dove ora si avvale della psicologia positiva con un team di assistenza sanitaria. "Dietro di me c´era veramente una finestra che non so se avrei visto se non avessi cominciato a vedere le cose in modo diverso". 
Il professor Pawelski sostiene che sia ancora un mistero perché osservare l´arte in questo modo contemplativo possa incrementare il benessere o quella che lui definisce "crescita rigogliosa". Questo è ciò che la sua ricerca sta tentando di scoprire. Secondo lui esiste un rapporto con la ricerca sulla meditazione e i suoi benefici effetti biologici. In un museo però non ci si concentra sul proprio respiro. "La concentrazione è rivolta ad un´opera d´arte".
Precedenti ricerche, tra cui uno studio condotto da Stephen Kaplan presso l´Università del Michigan, hanno confermato che un museo può servire da ambiente rigeneratore. Daniel Fujiwara della London School of Economics and Political Science ha scoperto che visitare i musei può avere un impatto positivo sulla felicità e la salute.
Per la signora Jackson-Dumont, che ha lavorato presso il Seattle Art Museum, il Museo Studio di Harlem e il Whitney Museum of American Art, i visitatori dovrebbero essere incoraggiati a curare la propria esperienza museale. Se ad esempio non si amano le chiacchiere mentre si osserva l´arte, la signora Jackson-Dumont suggerisce di fare a casa una "colonna sonora" da portare nel museo per poter passeggiare tra i quadri accompagnati dalla musica. "Credo che le persone sentano che in un museo devono comportarsi in un certo modo". "Si può anche essere sé stessi". A tal fine, molti musei incoraggiano i visitatori a fare selfies e postare le foto sui
Metropolitan Museum of Art, New York. Foto: Arad
social media. (Nel caso ve lo foste perso, il 22 gennaio è stata la giornata mondiale del "MuseumSelfie", giorno in cui i visitatori hanno condiviso i loro migliori selfie utilizzando un hashtag eponimo). Coloro che fanno selfies spesso prendono la posa del dipinto o della scultura alle loro spalle. Alcuni visitatori lo ritengono grossolano, un elemento di distrazione o antitetico alla contemplazione. Sorprendentemente la signora Jackson-Dumont ha osservato che quando i visitatori di un museo si mettono in "posa artistica" davanti ad un´opera questo non crea solamente cameratismo tra gli spettatori, ma dà a coloro che fanno selfie un nuovo modo di apprezzare l´arte. Infatti far assumere la posa di una scultura è qualcosa che il Met fa con i visitatori non vedenti o ipovedenti, perché "sentire la posa" può permettere loro di capire meglio l´opera.
Paride di Canova al Met
Ci saranno sempre certi quadri o monumenti che i visitatori sentono di dover vedere assolutamente, a prescindere dalla folla o dalla mancanza di tempo. 
Per ridurre la lista la signora Jackson-Dumont suggerisce di farsi una domanda: quali sono le cose che se non vedo mi fanno sentire come se non avessi vissuto un´esperienza newyorkese (o riferita a qualsiasi altra città)? I tour nei musei ti possono anche allenare all´efficienza.
La prossima volta che entrate in contatto con un vasto tesoro storico e artistico lasciatevi trasportare dai vostri interessi e istinti. Non si sa mai dove potrebbero condurvi. Prima di lasciare il Barnes quel pomeriggio di marzo, la dott.ssa Haizlip ha vissuto un altro momento inaspettato: ha comprato una stampa dell´inquietante donna di Toulouse-Lautrec. "Mi sentivo come se avesse altro da raccontarmi", ha detto.

domenica 19 ottobre 2014

Mary Cassatt, la donna che voleva fare dell´arte la sua professione

Mary Cassatt nasce il 22 maggio del 1844 a Pittsburgh in Pennsylvania (Stati Uniti). Già da giovanissima decide che vuole fare dell´arte la sua professione nonostante i pregiudizi di un´epoca che riconosceva il ruolo delle donne solo all´interno di un ambito domestico. A 17 anni si iscrive alla Pennsylvania Academy of the Fine Arts di Filadelfia, anche se il padre è profondamente contrario. 
A dispetto della grande distanza che separa gli Stati Uniti dall´Europa, a 22 anni convince la madre a trasferirsi con lei a Parigi perché decisa a studiare dal vero l´arte europea. Malgrado i servizi ferroviari ancora rudimentali visita Roma, Parma, Madrid e Anversa, e nei musei copia le opere di grandi artisti come Correggio, Velázquez e Rubens. A Parigi non può frequentare l´Ecole des Beaux-Arts perché donna, ma lei non si demoralizza e prende lezioni private da Jean-Léon Gérome. Ogni giorno visita il Louvre che diventa un luogo d´incontro per le studentesse d´arte.
Mary Cassatt, Autoritratto,
1878, gouache su carta, 60x41,1 cm,
Metropolitan Museum of Art, N.Y.

Il 19 luglio del 1870 la Francia dichiara guerra alla Prussia e Mary decide di tornare dalla famiglia in Pennsylvania. In patria viene apprezzata come pittrice, ma non riesce a vendere i suoi quadri e il padre, ancora fortemente contrario alla sua scelta, la sostiene economicamente, ma solo in minima parte. Inizia un periodo di forte crisi durante il quale pensa di abbandonare l´arte. Per cercare un lavoro decide di trasferirsi a Chicago dove, durante l´incendio che per tre giorni - dall´8 al 10 ottobre del 1871- devastò una buona parte della città, perde molti dei suoi quadri. In questa fase così complicata della sua vita, incontra l´arcivescovo di Pittsburgh che le commissiona delle copie di dipinti del Correggio e le paga il viaggio per l´ Europa. A Parma porta a termine la sua commissione e dal 1872 comincia a esporre le opere al Salon di Parigi trovando anche degli acquirenti. Nonostante i successi è molto critica nei confronti di questa istituzione che secondo lei non prende abbastanza seriamente le opere delle artiste, a meno che non siano sostenute da un amico o da un protettore. Nel 1877 il Salon rifiuta per la prima volta di esporre i suoi quadri, ma grazie al suo amico Degas viene introdotta nel gruppo dei pittori impressionisti e comincia a presentare i suoi quadri insieme a loro. Al 1878 risalgono tre dei suoi migliori lavori: Ritratto dell´artista (autoritratto), Bimba su una poltrona blu (rifiutato dal Salon per la posa sconveniente della bambina) e Leggendo Le Figaro (ritratto di sua madre).  


M.Cassatt, Bimba su una poltrona blu, 1878, olio su tela,89,5x130 cm, National Gallery, Washington
Mary ama i lavori di Degas e la sua amicizia nei confronti dell´artista è molto profonda. L´influenza del pittore che si rivela nella scelta del soggetto, dei materiali e dei colori vivi è riconoscibile nel quadro "Dans la loge".
 
M.Cassatt, Dans la loge, 1879, pastelli su tela,65,3x81,3 cm, Philadelphia Museum of Art

Nel 1886 decide di partecipare alla prima esposizione impressionista negli Stati Uniti e usa la sua ampia conoscenza artistica per consigliare la sua amica Luisine Elder, moglie dell´imprenditore americano Harry Havemeyer, nell´acquisto di quadri. Le opere raccolte dalla coppia costituiranno la base della collezione del Metropolitan Museum di N.Y. 
Un evento che influenza la sua produzione artistica è una mostra di incisioni lignee giapponesi tenuta presso l´Ècole des Beaux-Arts nel 1890. Richiami all´arte giapponese si ritrovano infatti nel quadro "La Toilette", dove l´elemento decorativo è prevalente rispetto ad una corretta resa prospettica, la madre e la bambina sono viste dall´alto verso il basso e gli occhi chiusi della bambina richiamano la tipica forma a mandorla.  
M. Cassatt, La Toilette, 1893,
olio su tela, 100,3x66,1 cm,

The Art Institute of Chicago, USA

Un altro momento di svolta nell´arte di Mary è sicuramente la rottura con Degas a seguito dell´affare Dreyfus (1), uno scandalo che divise la Francia. Mary, Berthe Morisot, Monet, Zola e Mallarmé sostengono l´innocenza di Dreyfus, mentre Degas si schiera a favore della campagna diffamatoria contro l´ufficiale. A seguito di questo episodio Mary cerca di affrancarsi dall´influenza del pittore dedicandosi a  soggetti diversi come quello delle madri con i loro bambini. 
Nel 1893 in occasione dell´Esposizione Universale di Chicago le viene chiesto di preparare un murales dal titolo "La donna moderna" (andato perso) da esibire nel "Women´s Building", edificio ideato per  testimoniare l´emancipazione femminile nel corso della storia. Crede così tanto nella causa femminile che nel 1915, a 71 anni, diabetica e quasi cieca, prepara 18 opere per sostenere le manifestazioni a favore del voto alle donne.
Riceve diversi premi e riconoscimenti che spesso rifiuta perché "incompatibili" con il suo modo di intendere l´arte.  Muore il 14 giugno del 1926 a Mesnil-Théribus, un comune francese della Piccardia.


M.Cassatt, Vaso di lillà alla finestra,1880-83, olio su tela, 61,5x51,1 cm,Metropolitan Museum of Art, N.Y. 
 

(1) Nel1894 l´ufficiale di artiglieria ebreo alsaziano Dreyfus fu accusato di spionaggio a favore dell´impero Tedesco e condannato ai lavoro forzati. Nel 1896 il colonnello Picquart riaprì il caso accusando del fatto il maggiore Esterhazy, nobile con molti debiti di gioco,e  dimostrando l´innocenza di Dreyfus. Picquart fu rimosso dal suo incarico e mandato in zona di guerra.
 
Bibliografia: Haberlik Christina/Mazzoni Diana, 50 klassiker Künstlerinnen, Torino, 2002; Janes K.H./Chilvers I./Zaczek I., Meisterwerke -Weltberühmte Gemälde im Detail, London/ NewYork/Melbourne/Münch/Delhi, 2013.

lunedì 6 ottobre 2014

Georges Seurat, Una domenica pomeriggio sull´isola della Grande-Jatte

Georges Seurat,
Una domenica pomeriggio sull´isola della Grande-Jatte,
1884-1886, olio su tela, 207,5 x 308,1 cm,
Art Institute of Chicago.   
"Già mentre frequentavo la scuola di disegno ho cominciato ad interessarmi della teoria dei colori e  di composizione pittorica.
Ero un grande frequentatore del Louvre, dove ammiravo e studiavo con grande interesse le sculture egiziane, i grandi pittori italiani e francesi. Quando nel 1878 mi sono iscritto alla Scuola delle belle arti di Parigi ho cominciato a leggere il libro del chimico Chevreul che teorizzava le leggi sul contrasto simultaneo dei colori. Credo che questo libro abbia rappresentato una svolta nella mia vita, perché da questo momento ho cominciato a indagare incessantemente le leggi della pittura. L´anno successivo un altro avvenimento ha inciso molto sulla mia formazione artistica: la visita della mostra degli Impressionisti. In quel momento mi sono reso conto che l´accademia non stava al passo con la realtà ed è per questo che ho smesso di frequentarla. Con altri artisti ho deciso di affittare uno studio anche se disegnavo e dipingevo molto dal vivo per studiare le forme, i dettagli e gli effetti del colore e della luce. Nel 1884 inviai al Salon la "Baignade" e la giuria lo rifiutò. Decisi quindi di aderire ad un gruppo di artisti indipendenti (eravamo ben 450) e iniziai a lavorare alla Grande-Jatte. Ogni giorno andavo su quell´isolotto della Senna per disegnare, dipingere, osservare le persone, i colori, la luce e poi tornavo nel mio atelier per approfondire i miei studi. Ho eseguito più di trenta tavolette e ritoccavo continuamente il quadro. Non ricordo più le volte che ho spostato la scala. 
Quasi al centro del quadro ho dipinto una donna che tiene per mano una bambina. Ho deciso di rappresentarle frontalmente, mentre nel quadro quasi tutte le figure sono di profilo. Ovviamente sono stato molto attento alla scelta dei colori cercando il perfetto equilibrio nell´accostamento dei colori complementari. Queste due figure, la bambina con la corda e i rematori introducono movimento nella scena. Alcune forme vengono riprese più volte, come le tournure (1) delle gonne, le donne sedute o la forma dei cappelli, il tutto per dare ritmo alla scena.
Ogni zona è costituita da piccoli punti di colori contrastanti: il verde chiaro del prato è costellato di punti gialli e arancioni, mentre nelle zone più scure ho usato punti blu e rosa, una soluzione che dà "movimento" al colore. Se osservate bene, anche per la cornice mi sono avvalso dell´accostamento di colori complementari.
In questo quadro ho voluto rappresentare anche con ironia la società borghese di Parigi durante una gita domenicale.
Guardate ad esempio la scimmietta cappuccina che la donna  in primo piano sulla destra tiene al guinzaglio. Queste scimmiette erano molto amate come animali domestici e il soprannome Singesse (scimmietta donna) veniva dato alle prostitute francesi...
Per includere un po´di sano patriottismo ho dipinto anche la bandiera francese sulla poppa di una nave, rappresentata molto piccola, sullo sfondo.
Quando nel 1886 ho presentato il quadro all´Esposizione degli impressionisti ci furono diverse critiche negative. Succede sempre così quando si percorrono nuove strade. Comunque è sbagliato pensare che arte e scienza si escludano l´una con l´altra e nel mio lavoro sono riuscito a dimostrarlo armonizzando creatività artistica e rigore scientifico."

Georges Seurat

(1) Tournure o sellino: Nell´Ottocento, cuscinetto imbottito fissato sotto le gonne negli abiti femminili per rialzarne il drappeggio.

mercoledì 1 ottobre 2014

Pompei, una grande occasione mancata

Il 28 settembre Presa Diretta, il programma condotto da Riccardo Iacona, ha affrontato il problema del mancato utilizzo dei fondi europei da parte dell´Italia e ha aperto la puntata con un servizio su Pompei.
Perché si parla di Pompei come di una grande occasione mancata?
L´approvazione del piano "Grande progetto Pompei" da parte della Commissione europea per salvare il sito archeologico con fondi UE (78 milioni di euro) e nazionali, risale al marzo del 2012 (eunews, 17.7.2014). Il totale dei soldi messi a disposizione ammonta a 105 milioni.
Il 17 luglio 2014 Johannes Hahn, il commissario dell´Unione Europea che si occupa di come vengono spesi i fondi europei, è per la terza volta in visita a Pompei. Con Hahn ci sono anche il ministro Dario Franceschini e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano del Rio.
Si sono tutti ritrovati a Pompei per sottoscrivere un piano d´azione che prevede la spesa di questi 105 milioni di euro, soldi che devono essere spesi entro e non oltre il dicembre del 2015.
Quanti euro sono stati spesi fino a questo momento per salvaguardare uno dei siti archeologici più famosi al mondo?
Solo un milione e mezzo, ovvero l´1% delle risorse previste e un ulteriore 25% è stato impegnato per lavori già in corso (Repubblica.it, 17 luglio 2014).
Se il resto dei soldi non verrà speso e i progetti non verranno portati a termine, dall´Europa non arriverà più un soldo. I progetti pianificati sono ben 55 e entro dicembre 2015 (praticamente un anno) devono partire le gare, devono essere scelte le ditte e devono essere aperti i cantieri.
Saggio sarebbe investire la maggior parte dei soldi per evitare che il dissesto idrogeologico danneggi per sempre gli scavi. «Occorre un piano di interventi straordinario che metta in sicurezza l’intera area perché se questi terreni non hanno un drenaggio forte delle acque piovane è chiaro che Pompei è destinata a crollare per intero» sosteneva il presidente della commissione nazionale italiana per l’Unesco Giovanni Puglisi a marzo del 2014 dopo il crollo di un muro in via di Nola (La Stampa 3.03.2014).
In due anni si sono verificati 19 cedimenti e alcuni restauri hanno lasciano parecchio a desiderare come per esempio il Teatro grande che ha avuto un costo di 8,5 milioni di euro per il rifacimento in cemento (doveva essere un restauro conservativo) e sette rinvii a giudizio (Asca, 23.6.2014), oppure la casa del Criptoportico che adesso assomiglia più ad una pizzeria che ad una casa pompeiana (Corriere del Mezzogiorno, 12.4.2014).
Ai cedimenti si aggiungono anche i turisti che per portarsi a casa un ricordino saccheggiano i muri pompeiani, gli stessi turisti che in un giorno si fanno "Vesuvio-Pompei-Capri". La permanenza media a Pompei è di 0,8 giorni, praticamente una mezza giornata, e infatti alle 17:00 la città è di nuovo vuota. I soldi potrebbero essere investiti sia dentro che fuori gli scavi. Dentro gli scavi assumendo personale qualificato e fuori gli scavi nelle strutture di accoglienza creando così lavoro in una delle Regioni, la Campania, che ha il doppio dei disoccupati della media nazionale. Perché non è stato ancora fatto?

lunedì 29 settembre 2014

Il Riposo nella fuga in Egitto di Caravaggio

Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto, 1599 ca.,
olio su tela, 135,5x166,5cm, Galleria Doria Pamphilj, Roma
Il Riposo nella fuga in Egitto venne dipinto da Caravaggio intorno al 1599.
L´episodio biblico rimanda al Vangelo secondo Matteo (2, 13-23) e alla fuga di Maria e Giuseppe in Egitto per sfuggire alla violenza di Erode, re della Giudea, che cercava Gesù per poterlo uccidere. Il momento rappresentato da Caravaggio è quello del riposo in cui trova spazio anche la musica. Figura centrale del dipinto è l´angelo visto di schiena e vestito di un bianco panneggio che si avvolge come una spirale intorno al giovane corpo.

L´angelo sta suonando il violino e seduto davanti a lui c´è Giuseppe rappresentato come un uomo anziano, corpulento con la barba e i capelli lunghi. Salta agli occhi il contrasto con la giovinezza e la grazia dell´angelo, portatore di vita eterna.
Lo spartito che Giuseppe tiene tra le mani è un breve componimento poetico (mottetto) scritto dal musicista franco-fiammingo Noel Bauldewijn che si ispira al Cantico dei Cantici. (1)

La giovane Maria e il Bambino sono rappresentati sulla destra, stanchi e addormentati a causa del lungo viaggio. Struggente è la tenerezza del loro abbraccio. Maria riposa davanti ad un paesaggio ricco di verde e acqua che è in contrasto con lo sfondo chiuso, più in ombra, dietro a Giuseppe. Le due parti del dipinto sono messe in relazione da un albero secco coperto in parte dall´angelo.
L´albero secco simboleggia la morte che apre le porte all´eternità e al paradiso. Secondo lo storico dell´arte Maurizio Calvesi tutto il dipinto rimanda ad un percorso di salvezza che grazie alla fede cristiana culmina nell´abbraccio di Maria e del Bambino.  
Il dipinto è conservato nella Galleria Doria Pamphilj a Roma.

(1) Il cantico dei Cantici è un libro dell´Antico Testamento attribuito a Salomone che contiene dei dialoghi d´amore tra uno sposo e una sposa interpretati come la celebrazione dell´amore tra Cristo e la Chiesa.


sabato 27 settembre 2014

Entriamo in una casa londinese della metà del Settecento con "Il contratto matrimoniale" di William Hogart

William Hogarth, The marriage settlement, 1743 ca.,
Olio su tela, 69,9x90,8 cm, National Gallery, Londra.
William Hogarth è stato un pittore e incisore inglese che con grande acume e ironia ha immortalato nei suoi quadri la società londinese della prima metà del Settecento.
Nel quadro "The marriage settlement", primo di un ciclo di sei dipinti, viene rappresentata con grande cinismo e sarcasmo la sottoscrizione di un contratto matrimoniale.
In un interno di una casa londinese un ricco commerciante, vestito con una lunga mantella rossa, decide di dare la propria figlia in sposa al figlio del conte Squander (che in inglese significa scialacquatore). Grazie a questo matrimonio il conte può pagare tutti i suoi debiti e il ricco commerciante può acquisire il tanto agognato titolo nobiliare. Il conte, rappresentato sulla destra con una giacca rosa, indica con orgoglio il suo albero genealogico, mentre un contabile gli mostra un foglio dove sono riportati tutti i suoi debiti. Un altro riferimento ad una vita costellata di eccessi ci viene fornito dal piede bendato per via della gotta, una malattia definita "dei ricchi" causata da un eccessivo consumo di cibo grasso e vino.

Nel centro del dipinto il commerciante inforca gli occhiali per leggere con attenzione il contratto matrimoniale. Egli dà le spalle alla figlia che sta ascoltando con aria rassegnata i consigli dell´avvocato Silvertongue (che in inglese significa eloquenza). In uno dei quadri successivi scopriremo che il loquace avvocato sedurrà la giovane ragazza contribuendo alla tragica fine della storia.

Vicomte, il giovane sposo, siede all´estrema sinistra e si disinteressa di tutto quello che sta accadendo attorno a lui.
Vestito all´ultima moda con una giacca blu si occupa solo della sua immagine riflessa nello specchio. La macchia nera sul suo collo, un segno della sifilide, ci suggerisce una vita dissoluta come quella del padre. Il destino di questa giovane coppia è rappresentato dai due cani incatenati l´uno all´altro ai piedi del giovane sposo e dal quadro con la testa urlante della Medusa, simbolo di cattivo presagio, posto tra i due giovani.

Per scoprire gli altri cinque dipinti e la fine della storia basta cliccare qua Marriage à-la-mode.

Bibliografia: Karen Hosack Janes/Iain Chilvers/ Ian Zaczek, Meisterwerke - Weltberühmte Gemälde im Detail-, München, 2103.




sabato 20 settembre 2014

"La toilette" di François Boucher. Come vestivano le signore fancesi della prima metà del Settecento?

Boucher, La toilette, 1742, Olio su tela, 52,5x 66,5 cm,
Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid
François Boucher è stato un artista francese del Settecento, insegnante di disegno della famosa Madame de Pompadour e "primo pittore del re" alla corte di Luigi XV. 
Questo quadro, che Boucher dipinse nel 1742, ci racconta molto dell´arredamento di una casa signorile del Settecento, ma anche della moda del periodo.   
 
 
In questo interno domestico piuttosto disordinato una donna giovane si sta legando una giarrettiera mentre sceglie una cuffia che le viene mostrata dalla cameriera. La cameriera, raffigurata di spalle, indossa un vestito alla francese (robe à la française) caratterizzato dalle pieghe Watteau che partono dalle spalle. L´abito è portato alla retroussé dans les poches, ovvero con le estremità della gonna inserite in piccole aperture delle tasche.
 
La donna seduta porta ancora la mantella bianca indossata durante il trucco che deve  essere stato appena ultimato perchè sulle guance si nota il fard rosso e vicino all´occhio il disegno di un piccolo neo. La mantella lascia intravedere un corsetto legato sul davanti e una audace scollatura. Alla sua destra una teiera fumante con due tazze vicine ci suggerisce l´idea di un imminente incontro.


La scena si svolge difronte ad un separé decorato con uccelli e rami fioriti su fondo dorato che ricordano l´arte cinese. Grande risalto viene dato anche allo specchio in cui si riflettono una candela accesa e un contenitore di porcellana. 
Anche sul pavimento si trovano oggetti di uso quotidiano come un mantice (strumento usato per alimentare il fuoco del camino), una spazzola e un ventaglio. Di scorcio è anche visibile un parascintille a cui è appesa una borsa per il cucito. Il filo che parte da questa borsetta termina in un gomitolo davanti alle zampe di un gattino intento a giocare ai piedi della donna. 


Questa scena frivola e sensuale in cui la ragazza in modo spensierato scopre parte della gamba, era in linea con il gusto mondano della società parigina di corte e rappresenta un tema tipico della pittura rococò.

domenica 14 settembre 2014

Madame X di Singer Sargent

John Singer Sargent, Madame X,
olio su tela, 1883-1884, 208,6x109,9 cm,

Metropolitan Art Museum, NY
Il pittore statunitense Singer Sargent dipinse questo quadro a Parigi tra il 1883 e il 1884. 
La donna rappresentata è Virginie Avegno, moglie del banchiere francese Pierre Gautreau. Virginie era famosa nell´alta società di Parigi per la sua bellezza atipica, per il suo modo particolare di presentarsi al pubblico e per le sue presunte infedeltà coniugali. Fu Sargent stesso che nel 1883 le chiese di poter dipingere un suo ritratto. Lei aveva rifiutato diverse proposte di questo tipo, ma accettò quella di Sargent. Entrambi erano americani espatriati in Francia e questo, molto probabilmente, fu il motivo che contribuì ad avvicinarli. Non fu facile per il pittore portare a termine questo ritratto perché Virginie era spesso occupata in incontri mondani e poco incline a stare seduta nella stessa posizione per lungo tempo. Nonostante queste prime difficoltà Sargent riuscì a cogliere la ricercatezza e il complesso carattere di Virginie. La dipinse in piedi, con il corpo leggermente ruotato verso sinistra, il braccio destro proteso verso il tavolo, il collo in tensione e il viso di profilo per enfatizzarne i contorni eleganti. Il vestito scollato di raso nero, le spalline ornate di pietre preziose e lo sfondo scuro sottolineano il pallore innaturale della pelle. Solo l´orecchio e le dita delle mani rivelano una colorazione più naturale.

Sargent presentò con orgoglio questo quadro dal titolo enigmatico "Ritratto di Mme ***" al Salon parigino del 1884.  
Purtroppo la risposta del pubblico non fu positiva. Molti si scandalizzarono per la posa sensuale e per il fatto che il pittore avesse dipinto la spallina destra cadente, suggerendo l´idea di una donna quasi nuda. Sargent ridipinse la spallina, modificò il titolo in "Madame X", ma non bastò a far rientrare lo sconcerto e il disappunto. Non solo il pittore dovette lasciare Parigi e trasferirsi a Londra, ma anche Gautreau, marito di Virginie, ebbe grossi problemi negli affari. 

Nel 1916 Sargent vendette il quadro al Metropolitan Museum definendolo il suo capolavoro.

mercoledì 10 settembre 2014

La storia di Vulcano nei dipinti di Piero di Cosimo & Mind-Map sul "Ritrovamento di Vulcano"

Piero di Cosimo, Ritrovamento di Vulcano, 1500-1505 ca.
olio su tela, 155,5x174 cm, Wadsworth Atheneum, Hartford

"Il ritrovamento di Vulcano", conservato al Wadsworth Atheneum di Hartford è ritenuto uno dei primi quadri del pittore fiorentino Piero di Cosimo (1461-1521).
La madre di Vulcano, non accettando il fatto che il figlio fosse zoppo, lo scaraventò giù dall´Olimpo e questi atterrò sull´isola di Lemno. Nel quadro il dio romano del fuoco è rappresentato con il ginocchio sinistro rigido in mezzo ad un prato mentre viene soccorso da sei ragazze, alcune delle quali con i seni scoperti.


Piero di Cosimo, Vulcano ed Eolo maestri dell´umanitá,
olio su tela,1500-1505 ca. 155,5x 166,4 cm,
National Gallery of Canada, Ottawa.


Panofsky fu il primo ad associare "Il ritrovamento di Vulcano" a "Vulcano e Eolo maestri dell´umanità", dipinto conservato alla National Gallery of Canada di Ottawa.
Sullo sfondo del quadro quattro uomini con chiodi, martelli, seghe e tronchi d´albero stanno costruendo una casa. Vulcano è rappresentato a sinistra che sta lavorando con l´incudine e il martello ad un ferro di cavallo. La sua fronte è alta come quella dei pensatori mentre le braccia e il petto sono muscolosi. Il personaggio dietro al fuoco è Eolo, il dio dei venti. Secondo il poeta Virgilio (70 a.C.- 19 a.C.) l´officina di Vulcano si trovava su una delle isole situate tra la costa della Sicilia, dominata dall´Etna, e l´isola di Lipari, regno di Eolo. Il cammello e la giraffa rappresentano gli animali che non sono ancora stati domati, il giovane che dorme in primo piano e la famiglia dietro di lui la felicità della civiltà primitiva. La giovane coppia con il bambino simboleggiano anche l´alba della civiltà.
Vulcano era considerato la personificazione del fuoco e il fondatore stesso della civiltà umana, perché il fuoco aveva permesso la formazione dei primi gruppi sociali, l´invenzione del linguaggio e la costruzione di edifici.
 
Mind-Map (mappa mentale) sul "Ritrovamento di Vulcano".


Bibliografia: E. Panofsky, Studi di iconologia, Torino, 1975

lunedì 8 settembre 2014

Il maestoso Duomo di Colonia

Le due alte torri campanarie si intravedono già dall´autostrada, l´avvicinamento è emozionante. Parcheggiata la macchina ci dirigiamo verso il Duomo. Chiediamo informazioni sulla strada più breve a un signore che dopo le spiegazioni ci saluta dicendoci "difficile non vederlo". In effetti si parla della terza chiesa più alta del mondo e la sua imponenza è difficile da descrivere a parole. Trovarsi di fronte alle torri campanarie, costruite in pietra arenaria, alte 
157 m., equivale ad un´esplosione di sensazioni: commozione, inquietudine, vertigini... 
In questo luogo si riunivano i primi cristiani dell´Europa del Nord ed è qui che l´arcivescovo Rainaldo di Dassel (1120 ca.- Roma, 14 agosto, 1167) fece portare le reliquie dei Re Magi facendo diventare Colonia un importante luogo di pellegrinaggio. Nel 1248 il capitolo del Duomo, retto dal potente arcivescovo Konrad di Hochstaden, decise di far costruire una nuova chiesa in stile gotico per renderla degna di un reliquiario così importante. La costruzione della chiesa durò più di 600 anni, infatti l´ultima pietra fu posta nel 1880.

Navata centrale
Le porte di accesso al Duomo sono dodici, quattro alla base delle torri campanarie, quattro sulla facciata nord e quattro sulla facciata sud del transetto. Il numero dodici è un riferimento alla città di Gerusalemme citata nell´Apocalisse di Giovanni (Ap 21, 12.21). Il programma del portale centrale, largo 9,30 m. e alto 28 m con la ghimberga, rimanda al tema della salvezza e nel pilastro centrale la statua della Madonna con Bambino rappresenta il trait-d´union tra il Vecchio e il Nuovo Testamento. 
Appena varcata la soglia si è colpiti dallo slancio verticale dalla navata centrale alta ben 43 m. e dalle vetrate policrome che diffondono una luce quasi eterea. 
Croce di Gero
Interno, navata laterale destra,
parte del transetto e abside.
L´interno del Duomo a croce latina, con due navate su entrambi i lati, è enorme e ricco di tesori preziosi. Nella Cappella della Croce (coro, lato nord) è conservata infatti la croce di Gero, uno dei più antichi crocifissi di dimensioni monumentali dell´arte occidentale giunti fino a noi. Questo grande crocifisso ligneo venne eseguito intorno alla fine del X secolo e iconograficamente rappresenta il passaggio da un Cristo trionfante (triumphans) a un Cristo sofferente (patiens). 

Altare dei Santi Patroni della città
Di grande interesse è anche l´altare dei santi patroni della città dipinto da Stefan Lochner nel 1442 nella Marienkapelle (coro, lato sud). Stefan Lochner, esponente del tardo gotico,  è stato il pittore più importante della scuola di Colonia. 
Il pannello centrale del grande trittico rappresenta l´adorazione dei Magi, il pannello destro raffigura San Gereone e quello sinistro Sant´Orsola.

Reliquiario dei Re Magi.
Foto: Welleschik
Nell´abside, cinta da un deambulatorio con sette cappelle radiali, è conservato il reliquiario dei Re Magi, uno dei più preziosi e grandi reliquiari del medioevo, eseguito tra il 1190 e il 1225 in oro e argento. Purtroppo, essendo conservato dietro all´altare principale, non è possibile ammiralo da vicino.  
La massa delle persone che entra ed esce dal Duomo è enorme e non è facile concentrarsi sulle opere. Di grande aiuto sono gli opuscoli subito all´entrata che forniscono le informazioni più importanti tradotte in diverse lingue. Inoltre nel Duomo, data la presenza di ben due organi a canne, vengono organizzati numerosi concerti e spesso l´entrata è gratuita. 

Sito del Duomo di Colonia